|
Zanzibar
|
Chicken
Voglio raccontarvi Zanzibar prendendo spunto da un incontro.
Stava seduto sul bordo di un dhow.
Aveva in mano una bottiglia di birra e osservava alcuni pescatori che
tiravano in secca una barca colma di pesci sopra i quali faceva bella
mostra di sé una stupenda aragosta.
Io e Anna osservavamo la scena, quando si accorse di noi.
Ci raggiunse in un baleno e, in un ottimo inglese si offrì come
interprete. Credeva volessimo contattare i pescatori per un’escursione
fra le due barriere e fare snorkelling.
In genere i rari turisti che a quell’epoca frequentavano quella zona
dell’isola dove ancora non erano arrivate acqua ed elettricità,
contattavano i pescatori per essere portati al largo fra le due barriere
coralline, per fare snorkelling.
Quel giorno non eravamo interessati all’escursione in mare aperto, come
al solito mi ero scottato e non potevo espormi ulteriormente al cocente
sole dei tropici.
Il ragazzo non si perse d’animo e ci propose l’acquisto della bellissima
aragosta.
In effetti era invitante, ma non potevamo cucinarla.
Ancora una volta ci propose di risolvere il problema, l’avrebbe fatta
cucinare dalla famiglia dei pescatori e condita con salsa a base di olio
di cocco.
Ci disse di chiamarsi Chicken, aveva
ereditato il soprannome del padre, che in gioventù con un sasso riuscì
ad uccidere ben tre polli.
Lo invitammo a pranzo, ci fece compagnia ma accettò di bere solo una
birra.
Sosteneva che con quello che noi mangiamo a pranzo, lui ed i suoi
conterranei, avrebbero mangiato per tre giorni.
E poi si mise a parlare in italiano. Qualcuno gli aveva regalato un “Topolino”,
“a Topolino book” diceva lui, e
Chicken lo aveva imparato a memoria. Non ho mai visto nessuno imparare
così velocemente, si esercitava con ogni turista che incontrava e
parlava un’infinità di lingue.
Ci insegnò il gioco del bao e ci
sfidammo ad interminabili partite, seduti all’ombra di una palma su una
spiaggia di sabbia tanto bianca da rendere indispensabile l’uso di
occhiali scuri.
In seguito ci accompagnò in mare, e poi alla ricerca della colonia di
colobi rossi che dimoravano nella
selva di mangrovie ai limiti sud del villaggio.
Si rivelò un’ottima guida ed un piacevole compagno di conversazione. Ci
fece scoprire le parti dell’isola più interessanti ed ignote alla massa
dei turisti.
Ancora oggi lo ricordo sorridente e discreto con l’immancabile birra in
mano.
|